Il Locale ed il Centro Storico di Castellammare del Golfo

Il locale

Sul nome del locale si potrebbe stare a discutere per un pò dato che la scommessa divertita del proprietario è far indovinare i curiosi avventori specialmente stranieri, il suo significato. Nome a parte noi teniamo a sottolineare che il ristorante è un’ottima proposta per tutti coloro che sono alla ricerca di una cucina tipica e che soprattutto è fatta con ingredienti sani e genuini. Una cucina genuina e innovativa e sempre dinamica vertente a soddisfare anche i palati più esigenti. La trattoria “La maidda” è un locale caldo ed accogliente che vi farà sentire fin da subito a casa di amici. Qui si potranno degustare degli ottimi vini siciliani con particolare attenzione a quelli della provincia di Trapani insieme a tantissime altre squisitezze. Le pietanze vengono realizzate con prodotti di stagione che vengono sapientemente abbinati e scelti personalmente dal titolare coadiuvato dallo chef resident. Un menù davvero interessante con proposte gastronomiche che privilegiano la cucina tradizionale tipica siciliana e la cucina mediterranea in genere. La trattoria “La maidda” è un luogo accogliente e nel contempo “familiare”, il luogo ideale per trascorrere piacevoli momenti dinanzi ad una gustosa pietanza e ad un buon vino.

La cucina a base di pesce  si basa essenzialmente sul pescato del giorno questo in un’ottica vertente sempre all freschezza e genuinità dei prodotti e può variare in base alla stagione.
in caso di particolari richieste in merito potete contattare il titolare per esporre le vostre esigenze.
Le carni utilizzate sono fresche e del luogo per i tagli particolari quali angus scottona e similari esse sono fresche e sottovuoto, sono bovini di razza, importate da noi direttamente dall’Argentina e altri paesi di origine

Il centro storico

Il nucleo antico della città ha mantenuto pressocchè inalterato lo schema della città originaria espansasi dal castello arabo normanno via via sempre più su verso le pendici delle nostre montagne ma sempre seguendo un asse pricipale caratterizzato dalla strada maestra denominata poi corso Garibaldi e da un’asse perpendicolare ad essa denominata ad ovest del visitatore che sale avendo alle spalle il castello via Marconi ad est Corso Bernardo Mattarella il quadrivio che esse formano è denominato appunto zona 4 canti ove insiste all’angolo destro con corso B.Mattarella la nostra attività.

Il castello Arabo Normanno

Il geografo arabo Idrisi, vissuto al tempo del Conte Ruggero, è il primo a darcene notizia: «Nessun castello è più forte di sito – riferisce – né meglio per la costruzione che questo qui, cui cinge intorno un fosso tagliato nella montagna. Si entra nel castello per un ponte di legno che si leva e si rimette come si vuole». Aggiunge il geografo che si trattava della dependance di un più importante maniero, detto Calathamet (Castello dei Bagni), che sorgeva su di una roccia chiamata Al Hammah. Questo nome le deriva dalla presenza di una sorgente di acqua termale che sgorgava nei pressi.

Di quest’ultima diceva ancora Idrisi che «la gente prende i bagni in quest’acqua che è del giusto calore, dolce e soave. Nei dintorni scorrono fiumi e delle riviere che fanno girare parecchi mulini…». Poco rimane delle vestigie di questa città che sorgeva sulla collina che sovrasta la gola da cui sgorga la sorgente stessa. La roccaforte sembra vegliare su questo scorcio di natura, ammirabile sia dal mare sia dalla terraferma. Si narra che il castello arabo-normanno sia stato edificato intorno all’ XI sec.d.C., anche se le notizie fanno pensare che, in quella zona già sorgessero dei baluardi siti per vedere in lontananza i pirati, che erano soliti fare razzie. Analizzando l’etimologia della parola, Castellammare deriva dal latino Castellum mariscastello a mare, infatti, esso è il simbolo del paese. Le notizie bibliografiche descrivono la fortezza in modo dettagliato: si riporta che fosse circondata dal mare e che vi si poteva accedere solo attraverso un ponte levatoio di legno e, infatti, alzato questo, il castello diventava inattaccabile.

Al di fuori, ma unita alla fortezza, esisteva una moschea araba, trasformata dai Normanni in chiesa dedicata a San Giovanni Battista; dello stesso periodo fu la costruzione di una cappella interna al castello, detta Cappella della Bagnara. Dopo gli Arabi, i Normanni e gli Svevi, il fortilizio nel 1314 fu espugnato dagli Angioini, che con Roberto D’Angiò conquistarono Castellammare del Golfo. Il loro governo durò solo due anni, gli Aragonesi nel 1316 assediarono la fortezza, devastandone una buona parte. Dopo varie epoche, il castello riprese l’antico splendore intorno al XV sec. d.C., grazie al fatto che, Castellammare del Golfo aveva riconquistato il ruolo strategico negli scambi commerciali. La roccaforte era descritta con torri, edificate in anni diversi, ma tutte fornite di merli. Esse, chiamate rispettivamente San Giorgio, Campana e Baluardo, avevano funzione difensiva ed erano munite di materiale bellico. I racconti inoltre narrano che il castello all’interno fosse munito di una scala pregevole, di fontane, magazzini, rimesse per cavalli e torri dove trovavano ospitalità i soldati. Ferdinando il Cattolico nel 1496, invece, fece costruire il torrione circolare a sinistra rispetto all’ingresso. Con il governo dei Vicerè, nel XVI sec.d.C., Castellammare del Golfo fu sede del tribunale dell’inquisizione, il castello e le sue tristi prigioni furono scenario di crudeltà rivolte a uomini e donne perseguitate dagli inquisitori. Negli anni successivi, si decise di spostare il tribunale dell’inquisizione a Palermo a causa di un incendio che scoppiò in due stanze del castello piene di polvere da sparo e che procurò devastazione e morte nei luoghi tutt’intorno. Nel XVII secolo d.C. furono attuate opere d’irrobustimento delle fortificazioni e nei secoli successivi il castello arabo-normanno fu ancora teatro di battaglie conl’egemonia borbonica. Oggi il maniero è unito al paese da un ponte in muratura, circondato dal mare.

Negli anni successivi, si decise di spostare il tribunale dell’inquisizione a Palermo a causa di un incendio che scoppiò in due stanze del castello piene di polvere da sparo e che procurò devastazione e morte nei luoghi tutt’intorno. Nel XVII secolo d.C. furono attuate opere d’irrobustimento delle fortificazioni e nei secoli successivi il castello arabo-normanno fu ancora teatro di battaglie conl’egemonia borbonica. Oggi il maniero è unito al paese da un ponte in muratura, circondato dal mare. Le mura sono servite da base per la costruzione di case di pescatori, mentre sul lato orientale del castello è sorta la banchina. Una meravigliosa torre, ornata all’interno da una scala a chiocciola e all’esterno da feritoie, investe il luogo di un’atmosfera fiabesca.